Cardiofrequenzimetro e brachicardia

Il cardiofrequenzimetro ci permette di misurare la nostra frequenza cardiaca. È un valido aiuto durante l’attività fisica, in quanto ci consente di tenere sotto controllo il nostro grado di affaticamento, ma anche di fare calcoli sulle calorie perse per esempio. Oltre a questi scopi, fondamentali per chiunque voglia fare sport in tutta sicurezza, può essere usato da soggetti a rischio di malattie cardiache, per monitorare i battiti in tempo reale.

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In alcuni casi, ovvero quando il nostro cuore batte in maniera troppo veloce o troppo lenta, il cardiofrequenzimetro può riscontrare delle anomalie. Quando il cuore fa fatica a raggiungere il numero limite di battiti cardiaci per minuto, si parla di brachicardia. Se all’improvviso i nostri bpm calano notevolmente, e per una certa durata di tempo. Questa misurazione inconsueta potrebbe essere indice di un problema cardiaco, come una patologia cardiaca il preludio di un infarto. Il calo dei battiti di solito è accompagnato da altri sintomi, che è bene conoscere in modo tale da scampare un pericolo imminente. La brachicardia si presenta con un senso di spossatezza estremo, al limite dell’apatia. Il tutto è accompagnato da vertigini o nausea, fino a perdere i sensi nei casi più estremi. Inoltre potremo avvertire difficoltà a respirare normalmente, e sentirci affannati anche senza una giusta causa.

Un primo campanello di allarme ci viene dato proprio dal cardiofrequenzimetro. Se questo registra un valore di bpm inferiore ai 35, sarebbe bene fare caso alla comparsa di ulteriori sintomi (quelli sopra citati). Se dovessimo avvertire le sensazioni descritte faremmo meglio a consultare un medico, e informarlo della nostra situazione. In caso di brachicardia cronaca potrebbe essere necessario l’impianto di un pacemaker, per tenere sotto controllo la patologia al meglio.

Prima di allarmarsi però bisogna ricordare che avere un numero di battiti minore rispetto alla norma potrebbe essere normale. I soggetti maggiormente interessati sono gli sportivi e gli anziani, che di solito hanno una media di 50 bpm, inferiore di 20 a quella considerata fuori pericolo.